ISTITUTO NAZIONALE TOSTIANO - Ente Morale

 
ISTITUTO NAZIONALE TOSTIANO - Ente Morale
 

Concorso Francesco Paolo Tosti

Museo Visita Virtuale

Biblioteca

Francesco Paolo Tosti

 

Comune di Ortona

tosti masterclass

Regione Abruzzo

Finanziamenti DocUp
Obiettivo 2 (2000-2006)
Complemento di Programmazione (CdP):
Asse 3 - Misura 3.4 - Azione 3.4.1
Linea d'intervento:
Musei di 1 e 2 categoria.

Martedì 7 settembre 2010, ore 04:51
TOSTI E L'ETA' VITTORIANA

F.P. TOSTI NELLA VITA MUSICALE DELL’INGHILTERRA VITTORIANA
Quando Francesco Paolo Tosti nel 1875 intraprese il primo viaggio verso Londra, non s’incamminò per una strada solitaria o sconosciuta ad altri musicisti italiani. Il desiderio di costruire una carriera solida e sicura in Inghilterra si fondava sulle fortunate esperienze di altri colleghi italiani che, in quel periodo o nei decenni immediatamente precedenti, avevano tentato la via inglese. La Londra vittoriana, fedele ad un cosmopolitismo musicale di secolare tradizione in Inghilterra, era una meta ambita per i musicisti. La regina Vittoria, esperta ed appassionata musicofila, aveva, ancor più dei suoi predecessori, favorito la vita musicale inglese ad ogni livello, aprendo inoltre la sua corte ai maggiori musicisti europei del tempo. Gli italiani, durante tutta la sua “era”, tennero a Londra e nell’intero paese, compresa l’irrequieta Irlanda, il monopolio del “bel canto”: aprivano frequentatissime scuole private, coprivano prestigiose cattedre nei maggiori istituti del Regno come la Royal Academy of Music o il Royal College of Music a Londra o la Royal Irish Academy of Music a Dublino, erano attivi animatori dei salotti musicali aristocratici e borghesi, componevano romanze e songs di successo. Il qualificato manipolo, sulla cui attività a Londra è tutto da scrivere un interessante capitolo di musicologia, era composto da Carlo Albanesi (Napoli, 1856 - Londra, 1926), Luigi Arditi (Crescentino, 1822 - Sussex, 1903), Fabio Campana (Livorno, 1819 - Londra, 1882), Luigi Caracciolo (Andria, 1847 - Londra, 1887), Pasquale Mario Costa (Taranto, 1858 - Montecarlo, 1933), Luigi Denza (Castellammare di Stabia, 1846 - Londra, 1922), Nicola Ferri (Bari, 1831 - Londra, 1886), Tito Mattei (Campobasso, 1814 - Londra, 1914), Francesco Quaranta (Napoli, 1848 - Milano, 1897), Augusto Rotoli (Roma, 1847 - Boston, 1904). Francesco Paolo Tosti, coetaneo della maggioranza, diverrà tra questi il personaggio di maggior spicco.
La decisione di recarsi a Londra l’aveva presa probabilmente proprio ad Ortona nell’estate del 1874, lasciando per un breve periodo Roma dove ormai da quattro anni viveva e lavorava. Pur se ben introdotto nella giovanissima capitale italiana: maestro di canto di Margherita di Savoia, futura regina d’Italia, molto attivo negli ambienti musicali e diplomatici, nei salotti aristocratici, Tosti sentiva che comunque quelli erano spazi angusti. Aveva infatti già fatto la sua scelta: il salotto musicale. Dotato di grande spigliatezza al pianoforte, e di una voce da tenore di raffinata duttilità, profondo conoscitore delle tecniche vocali a livello esecutivo e didattico, essendosi addestrato alla formidabile palestra napoletana del S.Pietro a Majella (particolare biografico non estraneo alla maggior parte dei citati colleghi “emigrati” come lui a Londra), aveva compreso che quella era la sua strada. E, forse unico tra gli importanti musicisti italiani del secondo Ottocento, non aveva intenzione di cimentarsi con l’opera come compositore. Questa scelta coraggiosa e modesta fu alla base del suo successo. In quegli anni, peraltro, è da ritenere che non fidasse nemmeno troppo su una affermazione come compositore di romanze. Nel 1875 infatti, anno del suo primo viaggio a Londra, a circa trent’anni, il suo catalogo, a parte piccole esperienze giovanili inedite, aveva sette o otto titoli soltanto, già pubblicati da Ricordi. È certo dunque che Tosti decide di tentare la via londinese come insegnante di canto e animatore di salotti musicali. Questa era la sua professione a Roma: e ben modesti dovevano essere i proventi in una città dalla classe dirigente in formazione, dove la mondanità è ancora fortemente condizionata dal secolare governo del Papa-Re, e dove la nuova corte non innesta, per le sue tradizionali disattenzioni, abitudini di gusto culturale, se si escludono i timidi e un po’ provinciali tentativi della principessa Margherita. Ben altre sono le prospettive della Londra vittoriana: una capitale potente, ricca, cervello di un impero intercontinentale, e tradizionalmente, come s’è detto, aperta alla cultura musicale e recettiva dei suoi più diversi aspetti. Tutto ciò Tosti deve ben conoscere anche per la sua dimestichezza con gli ambienti diplomatici romani, e tutto ciò sanno i suoi colleghi che in quello stesso periodo, prima o dopo di lui, intraprendono la stessa via, e tutto ciò sa bene l’attento editore Ricordi di Milano che, nella politica di espansione internazionale degli interessi della Casa, nel 1878 firma un contratto di affitto per la propria sede di Londra da attivarsi entro il 1880 al numero 265 di Regent Street. Non erano estranei infatti alla scelta inglese di Ricordi l’attività e il successo dei tanti musicisti italiani. Nel maggio del 1879 Tosti compone a Londra la sua prima romanza su testo inglese, For Ever and For Ever! che Ricordi edita il 29 giugno dello stesso anno destinandola a quel mercato: uno strepitoso successo che in pochi mesi raggiunge le 50.000 copie vendute (Gazzetta Musicale di Milano, n. 45 del 4 novembre 1882. Si riporta un articolo sui successi di Tosti a Londra scritto dal critico Filippo Filippi su La Perseveranza). Agli inizi del 1880 Tosti prenderà stabile dimora a Londra in Mortimer Street, a due passi da Regent Street. Quanto queste vicende siano collegate dal caso o dall’intenzione è difficile dire; certo le coincidenze sono palesi. Ci sono indiscutibili relazioni tra le fortune di Tosti e quelle dell’editore milanese a Londra. Il rapporto tra il musicista e Casa Ricordi si consolida proprio dopo il 1875, per diventare in pochissimi anni inscindibile sodalizio. Tosti sarà per molto tempo un importante punto di riferimento per l’editore Ricordi a Londra, e non soltanto come compositore, ma anche, e forse soprattutto, per l’importante ruolo che presto, come vedremo, ricoprirà quale organizzatore musicale a Corte e nei più esclusivi circoli della Capitale inglese. Ma avevamo lasciato il musicista al suo primo viaggio, nel 1875. Fino al 1880 Tosti sarà a Londra per periodici soggiorni, tutti nelle settimane delle stagioni mondane. In uno di questi, come egli stesso racconta (intervista a Giuseppe Imbastaro su "La Tribuna" del 3 settembre 1908), viene la grande occasione, con l’invito ad una soirée dal Lord della Giustiza, per cantare al pianoforte. Con lui ci sono celebri musicisti del tempo (vedi Cronologia 1876-1880). Il successo dinanzi ad una platea di straordinaria rilevanza fornisce al musicista le credenziali per essere introdotto a Corte. Quando decide di stabilirsi a Londra, nel 1880, con l’appoggio di Ricordi dunque può già contare su una solida posizione nella vita musicale inglese, mentre la schiera dei suoi allievi di canto è ricca dei rampolli della più esclusiva società inglese, fino ai figli della regina Vittoria. Quest’ultima cita costantemente Tosti nei suoi diari segreti per ben sedici anni, dal 1882 al 1898 (la regina morirà nel 1901).
Agli inizi degli anni ‘80 ormai il musicista italiano è ben saldo nella sua posizione a Londra, completando la sua professione su tre specifiche direttrici: la composizione, la didattica, l’organizzazione musicale. Per più di venti anni, in questi campi, manterrà a Londra un ruolo primario e se in Italia la sua popolarità crescerà come compositore per il diffusissimo uso esecutivo delle sue romanze, a Londra e in Inghilterra la sua partecipazione alla vita musicale, nelle tre indicate specialità, sarà attiva e completa.
Peraltro sempre più si integrerà nella vita londinese riservando all’Italia, fino agli inizi del ‘900, soggiorni sempre più brevi e radi con presenze a Milano, la città di Casa Ricordi, a Roma, dove ha conservato la fama acquistata nei primi anni ‘70, o nell’attiva quiete abruzzese di Francavilla, nel Convento del pittore Michetti. Nel 1886 si sposta da Mortimer Street in un più comodo e lussuoso appartamento al 12 di Mandeville Place, e agli inizi del decennio successivo prende anche un appartamento in Finchley Road, nel quartiere di Hampstead, zona residenziale, tradizionalmente abitata dai maggiori scrittori ed artisti.
Non ancora quarantenne è già un punto di riferimento della vita musicale londinese né gli difettano soddisfazioni e riconoscimenti in Italia. Il sodalizio con l'editore milanese di cinquemila sterline annue per dodici romanze. Peraltro gli assidui rapporti con le maggiori personalità della corte inglese, e con le teste coronate di mezza europea che la frequentano, fa di Tosti un personaggio di spicco nella vita mondana europea. In questi anni si delinea sempre più il suo vero ruolo alla corte della regina Vittoria e dei suoi successori. Egli non avrà mai l'incarico ufficiale di musicista di corte, ma oltre a insegnare canto a tutta la famiglia reale, ai gentiluomini e alle gentildonne del seguito, e alla maggior parte delle teste blasonate d'Inghilterra, sarà l'organizzatore della vita musicale della corte inglese come chiariscono abbondantemente i diari della regina Vittoria.
Il rapporto con la famiglia reale britannica inizia per Tosti intorno ai primi anni Ottanta. Probabilmente ad aprire i contatti fu il principe Leopold, duca d'Albany, penultimo figlio della regina Vittoria, melomane partecipe e di qualche talento come cantante ed anche compositore di piccole pagine strumentali e vocali.
Altra allieva fedelissima di Tosti è la principessa Beatrice, sorella minore di Leopold: insieme alla Duchessa di Cambridge e a Leopold stesso, che per amore della musica italiana e per l'amicizia con Tosti (frequentava la casa del musicista con regolarità: memorabile una cena in suo onore) imparò l'italiano, come ci testimoniano le tante lettere inviategli in questa lingua. Tutti ebbero con Tosti i rapporti più assidui e amichevoli. Ma si può dire che un po’ tutti i membri della famiglia reale inglese ebbero contatti con Tosti come insegnante, come accompagnatore al pianoforte, come cantante o come organizzatore di serate musicali famigliari e concerti. E' ovviamente la regina Vittoria la personalità più illustre a servirsi della professionalità di Tosti. Nei già ricordati diari segreti scrive di numerosissime occasioni di incontro col musicista, notandone la perizia come insegnante, la raffinatezza musicale, la grazia della voce, la gradevolezza del carattere.
Quando Tosti avrà, più o meno ufficialmente, l'incarico di organizzare i concerti privati della regina e dei suoi ospiti, si stabilirà una fitta corrispondenza fra Tosti e le dame di compagnia o i segretari particolari della sovrana, per la scelta di interpreti e di programmi che Vittoria propone o richiede meticolosamente, dimostrando peraltro una competenza ed un amore per la musica da "dilettante" consapevole ed esigente.
Tale fitta corrispondenza è attiva, sia sul fronte "professionale" che di rapporti meno formali con tanti altri membri della popolosa famiglia reale d'Inghilterra.
Per oltre un trentennio Tosti riceve lettere e comunicazioni dei ricordati figli della regina Vittoria, Leopold, George Duncan e Beatrice Mary Victoria; da Alexandra of Danemark, moglie di Edward VII, prima come Princess of Wales, poi come Queen Alexandra; dai loro figli Victoria Alexandra Olga, Louise Victoria Alexandra, Princess Royale e Maud Charlotte Mary che divenne regina di Norvegia sposando Haakon VII of Norway. Come la ricordata principessa Beatrice sono in stretti rapporti con Tosti il marito di lei, Henry Maurice of Battenberg e la loro figlia Victoria Eugenia "Ena" presto regina di Spagna come sposa di Alfonso XIII. Stessi contatti intrattengono col musicista le figlie del quartogenito della regina Vittoria, Alfred Ernest Albert: Marie futura regina di Romania e Victoria Melita, Granduchessa di Edimburgo.
Speciale è poi il rapporto con la Duchessa di Cambridge, la Princess Augusta of Hesse-Cassel, moglie di Duke Adolphus of Cambridge Hanover zio della regina Vittoria (è il fratello di Edward Augustus Hanover, Duke of Kent, padre di Vittoria, ed entrambi sono figli di George III, King of England). La Duchessa di Cambridge ha una predilizione per Tosti, che sembra alleviare gli ultimi suoi anni con concerti privati quasi quotidiani. La dedizione a Tosti viene ereditata dai figli della principessa: il Duke George of Cambridge e Mary Adelaide, detta "Fat Mary", la cui figlia Mary of Teck diventerà regina d'Inghilterra sposando George V: è forse superfluo ricordare che i futuri sovrani George e Mary erano entrambi allievi di Tosti. Non va infine dimenticato che il musicista, oltre che insegnante, fu attivissimo animatore dei salotti musicali di tutti i membri della famiglia reale e per dovere di completezza dobbiamo aggiungere, a quelli ngià ricordati, la residenza di un altro figlio di Vittoria, Prince Arthur William Patrick Duke of Connaught, con la moglie tra i più assidui ammiratori di Tosti.
Questo lungo excursus genealogico della regina Vittoria e dei suoi famigliari dà le dimensioni di questo originalissimo ed esclusivo rapporto con la famiglia reale inglese. Un esempio non facilmente riscontrabile in altre vicende di musicisti del tempo di Tosti ed anche di altri tempi. Questo impegno, in alcuni casi assiduo, se non gravoso, non impediva al musicista di svolgere le altre sue attività, come compositore, insegnante di canto ed organizzatore musicale, anche al di fuori della ristretta cerchia dinastica, a Londra come in Italia.
Nel 1889 sposa Berthe Pierson, di origine franco-belga, una distintissima ragazza di quasi otto anni più giovane, conosciuta nei buoni salotti londinesi, dove canta con gusto e competenza. I riferimenti biografici ci aiutano a comprendere meglio anche il cammino artistico del musicista, che gestisce sempre più il suo impegno sulle direttrici indicate. Va precisato, se ve ne fosse bisogno, quanto i diversi settori siano strettamente collegati e come si intreccino, si sovrappongano, si supportino vicendevolmente. Se infatti i primi passi londinesi di Tosti furono nelle serate mondane come pianista, accompagnatore e cantante egli stesso, da quei primi successi vennero sempre più numerose le lezioni di canto e, da entrambe le attività, un’immediata fortuna per le sue composizioni di musica vocale da camera. Il processo potrebbe esser fatto con i medesimi effetti convincenti in senso inverso.
È importante infatti sottolineare di nuovo questo originale modo di essere musicista del Tosti. La mancanza fino a qualche anno fa di studi approfonditi, biografici e critici, aveva ridotto il ruolo del musicista al fortunato autore di intramontabili canzoni. Oggi che più compiutamente siamo riusciti a definire la sua complessa personalità artistica, troviamo le ragioni dell’inossidabile successo delle sue romanze. Un successo unico per qualità e quantità di frutti che lo ha posto, nel suo genere, ai vertici massimi dell’ottocento musicale italiano. Tosti trasfondeva nelle sue composizioni un quotidiano vissuto esecutivo. Come un raffinato artigiano rinascimentale, facendo del pianoforte la sua bottega mescolava genialità e concreta esperienza per concludere un prodotto ogni volta nuovo ma già collaudato all’uso, strutturato in coerenti componenti sapientemente distillate. Sull’articolato costrutto di ferrea logica formale, calava infine una genialità inventiva d’inedita originalità.
La scelta londinese fu alla base del felice esito della sua vita artistica: Londra, la corte della regina Vittoria, le mode musicali degli esclusivi salotti aristocratici e borghesi, il diffuso amore per l’opera e i musicisti italiani, il vivissimo mercato per i prodotti editoriali di romanze e canzoni, l’alto prestigio della scuola italiana per l’insegnamento del canto, furono il nutrimento per l’inesauribile attività di Tosti.
Quel mondo sembrava creato per lui. Poté per trent’anni esercitarvi la professione come voleva viverla, trovandovi le possibilità per guadagnare un posto assolutamente non secondario nella storia della musica europea. Questa analisi, che oggi siamo finalmente in grado di fare, spiega le ragioni del grande affetto che Tosti nutrì sempre per l’Inghilterra. Da questo paese ebbe onori grandissimi, le massime onorificenze fino, nel 1908, al titolo di baronetto, una posizione sociale ed economica che lo poneva tra i grandi della musica italiana del tempo, ma soprattutto la possibilità di essere musicista a suo modo. Ricambiò con un amore fedelissimo, inondando i salotti inglesi di tanti songs di successo, addestrando generazioni di cantanti, dilettanti o professionisti, oscuri o illustri, chiedendo ed ottenendo, pur in prossimità del suo definitivo ritorno in Italia, nel 1906, la cittadinanza inglese: un atto di omaggio alla sua seconda, prodiga patria che fu sommerso da pretestuose e provinciali polemiche italiane.
Nel catalogare, come già detto, in tre aree l’attività musicale di Tosti in Inghilterra, analizziamo, in successione, il compositore, l’insegnante di canto, l’organizzatore musicale.
Per quanto riguarda il compositore, va fatta subito una precisazione, e cioè che bisogna distinguere una doppia attività compositiva di Tosti in Inghilterra: quella di autore di songs su testi letterari inglesi, e quella di autore di romanze su testi italiani o francesi. Ciò per chiarire che Tosti concepì e definì in Inghilterra la gran parte delle sue composizioni proprio perché la sua multiforme attività musicale era per lui congeniale agli impegni compositivi. Delle circa 400 romanze catalogate si conoscono 181 autografi; di questi ben 105 sono datati in Inghilterra (Londra, Cannot Hill, Herne-Bay, Folkestone) a cominciare da T’amo ancora del maggio 1877. Se si aggiunge che di tutte le romanze edite dall’editore inglese Chappell (39) non si conoscono gli autografi, ma per i testi letterari e la specifica destinazione sono da considerare come nate sicuramente in Inghilterra, e se aggiungiamo inoltre 5 songs editi da Enoch sempre a Londra, otteniamo un dato preciso: gli oltre due terzi della produzione di Tosti videro la luce in Inghilterra.
Questa prima considerazione ci aiuta a comprendere come l’Inghilterra fosse per Tosti l’ideale residenza per la sua attività compositiva, in quanto essa poteva interagire fruttuosamente con gli altri impegni della sua vita musicale.
C’è poi una specifica produzione inglese di Tosti: quella che, per la scelta dei testi letterari inglesi, era destinata al mercato britannico, statunitense e più generalmente internazionale.
A questo preciso genere Tosti dedicò oltre 70 composizioni, di cui una metà circa edita da Ricordi e l’altra metà da Chappell e da Enoch, editore francese con sede inglese. È inutile dire che praticamente tutte le romanze inglesi di Ricordi, e 12 di quelle di Chappell (per un accordo editoriale Chappell-Ricordi) avevano poi una diffusione editoriale in Italia con traduzione dei testi in italiano: un esempio per tutti è la celeberrima Good-Bye! del 1885 conosciutissima in Italia nella versione “Addio!”.
A questo punto, riepilogati i dati statistici sull’attività creativa di Tosti in Inghilterra, diviene non rinviabile una questione: se e fino a che punto si può parlare di uno stile originale nella produzione inglese di Tosti. Nell’ambito di circa 80 lavori su testi letterari inglesi va operata una prima e fondamentale diversificazione: i songs editi da Ricordi e quelli da Chappell. Non è un caso che nell’ambito dell’Edizione integrale delle romanze per canto e pianoforte di F.P. Tosti i due volumi dedicati a quelle su testi inglesi distinguano le due diverse destinazioni editoriali: il primo (1992), contenente le edizioni Ricordi, il secondo (1995) quelle di Chappell e Enoch. Non c’è soltanto una pur non secondaria motivazione che risiede nell’eterogeneo taglio editoriale, ma le composizioni di Ricordi sono diverse da quelle di Chappell.
Le prime hanno un taglio molto italiano, sono romanze dove la linea melodica riprende l’universale stile tostiano che si conserva intatto sia nell’originale inglese che nella versione italiana. Sono cioè il prodotto pensato compositivamente ed editorialmente per un doppio mercato: lo stile è quello della tradizionale romanza tostiana, la cui caratteristica italiana si presta senza problemi ad affrontare anche il gusto inglese.
Le composizioni edite da Chappell, hanno una diversa connotazione artistica. In esse il gusto del song inglese, e quanto c’è di popolare in esso, emerge con una originale caratteristica. I songs di Chappell hanno una destinazione immediata che Tosti sperimenta quasi sempre prima delle edizioni a stampa. Queste hanno sul frontespizio, oltre alla dedica, l’elenco di coloro che l’hanno cantata: qualcuna, è l’esempio di Love Ties del 1887, viene inserita nei musicals, nel caso specifico la interpreta Violet Cameron in The Sultan of Mocha di Alfred Cellier. In poche parole, si può affermare che Tosti componga per Chappell canzoni di più immediato consumo. Classificabili nel genere ottocentesco inglese delle ballads, esse costituivano pane quotidiano per le classi emergenti che intendevano assimilare le abitudini musicali dell’alta borghesia ed aristocrazia con prodotti dall’uso ad esse più congeniali. A queste composizioni si deve la grande popolarità di Tosti nell’lnghilterra del tempo, mentre le romanze italiane o francesi ed altre inglesi più concettuali e raffinate, restavano di più alta ed esclusiva frequentazione. Tutto ciò giustifica il sistematico oblio perpetuato anche dalla critica ufficiale inglese nei confronti del musicista dopo la sua morte: egli fu considerato un semplice autore di canzoni popolari inglesi (ballads). L’interesse per la sua produzione quindi scemò: nel 1910 Harold Simpson nel suo A Century of Ballads 1810-1910 dedicava a Tosti ampio spazio e lusinghieri giudizi, come cospicuo era l’interesse del celebre dizionario Grove nella edizione del 1883, interesse che andò diminuendo sempre più nelle successive edizioni. Paradossalmente, fu il Tosti delle romanze italiane a reggere in Inghilterra l’assalto del tempo, anche per le assidue proposte esecutive, e più tardi discografiche, di tutti i maggiori cantanti del nostro secolo.
Circa l’attività di insegnante di canto negli oltre trent’anni di permanenza in Inghilterra, Tosti raggiunse il massimo della universale considerazione. Allieve ed allievi della migliore società aristocratica e borghese londinese chiedevano di frequentare le sue esclusive lezioni. Tra essi ricorderemo Sybil Seligman, moglie del banchiere David, che fu discepola e collaboratrice di Tosti in concerti di beneficenza, e che è passata alla storia della musica per il lungo e profondo rapporto con Giacomo Puccini. Questi la conobbe nel 1904 proprio nella casa londinese di Tosti, inaugurando un’amicizia durata vent’anni, fino alla morte del compositore lucchese.
Ma se Francesco Paolo Tosti era conteso per le sue lezioni nella buona società londinese, non mancava di portare la sua grande esperienza delle tecniche vocali nei più prestigiosi istituti pubblici di insegnamento, frequentati non da aristocratici o danarosi dilettanti, ma da futuri professionisti della musica. Tosti fu docente al Royal College of Music e alla Royal Academy of Music di Londra e in quest’ultimo istituto ricoprì anche per molti anni l’incarico di consigliere di amministrazione. Di questo impegno, che pure ebbe collocazione importantissima nella sua vita musicale e contribuì tantissimo alla sua popolarità, non abbiamo molte testimonianze, se non lusinghieri accenni in giornali dell’epoca e puntuali notazioni nei citati diari della regina Vittoria.
Ma davvero interessanti sono due opere didattiche pubblicate a Londra da Enoch, rispettivamente nel 1892 e nel 1908: 50 Petites Solfèges pour le médium de la voix in due volumi e Vocal Studies con accompagnamento di pianoforte in tre album (1. Studies in intervals, 2. Studies in sight-reading, 3. Studies in rhythm). Si tratta di due documenti di grande valore. Se da una parte testimoniano le conoscenze tecniche sulla vocalità di Tosti, dall’altra costituiscono, ancor oggi, un prezioso strumento per lo studio del canto. I due metodi, il primo dei quali è dedicato “à mes Elèves”, ebbero diffusione solo in Inghilterra e furono per molti anni ufficialmente adottati dai corsi della Royal Academy of Music di Londra. In essi ritroviamo un po’ tutte le logiche caratteristiche della formidabile fluidità vocale delle composizioni tostiane; costituiscono prova e motivazione concreta dei successi del musicista abruzzese come insegnante di canto, come imbattibile accompagnatore e raffinatissimo cantante egli stesso. I ruoli di cantante e accompagnatore ci introducono all’ultimo aspetto dell’attività musicale londinese di Tosti: l’organizzatore musicale. I tre elementi sono infatti strettamente collegati.
I primi anni della professione del musicista, a Roma come a Londra, furono legati, come abbiamo visto, sostanzialmente alle sue qualità di interprete. Egli era, e restò per tutta la vita, un originale e trascinante animatore di salotti musicali. Le aristocrazie, romana prima, londinese poi, lo invitavano alle loro soirées per la sua grande versatilità: egli sapeva cantare accompagnandosi al pianoforte, interpretando cose sue o di altri, romanze o canzoni napoletane, songs o arie d’opera; era abilissimo nell’accompagnare i dilettanti e ricercato per la duttile professionalità dai grandi cantanti del tempo. Queste qualità, espresse tutte ai massimi livelli, ne facevano un personaggio originalissimo, capace di tenere in piedi una serata non disdegnando, se necessario, d’improvvisare al pianoforte (lo ricorda Gabriele D’Annunzio in un celebre articolo su "La Tribuna" del 12 gennaio 1888). La fortuna della sua popolarità poneva le basi su questa grande praticità ed esperienza. Egli poteva così saggiare il grado di preparazione delle sue allieve di riguardo esibendosi con loro negli aristocratici “dopo cena” di Londra o, a Corte, in momenti di relax, accompagnando la stessa regina Vittoria.
Le qualità di Tosti, come uomo e come musicista, gli accrediteranno sempre più la fiducia della regina e della Corte fino ad ottenergli l’incarico di organizzatore della vita musicale privata della stessa Vittoria, impegno che gli verrà confermato dal successore Edoardo VII. Tosti non ebbe mai un incarico ufficiale come musicista di corte: non sarebbe stato possibile per uno straniero. Lo stesso ruolo di insegnante di canto nella famiglia reale non era ufficiale, nei fatti però il suo potere fu quasi assoluto nell’uno e nell’altro settore. Egli divenne un vero e proprio direttore artistico dei concerti vocali privati della regina. Tutti i grandi cantanti che passavano per Londra, presenti nelle prestigiose stagioni del Covent Garden, potevano essere scritturati da Tosti per un concerto a Corte. Ecco dunque che Tosti, come organizzatore e come accompagnatore al pianoforte, oltre che come insegnante e ripassatore di spartiti, collabora con i maggiori cantanti del suo tempo. Numerose sono le testimonianze, nei giornali dell’epoca o alla fonte diretta ed inesauribile del Diario della regina Vittoria, delle presenze, organizzate a Corte da Tosti, delle stelle di prima grandezza del panorama lirico internazionale: il soprano svedese Christina Nilsson, il baritono francese Victor Maurel, il soprano canadese Emma Albani, i fratelli polacchi De Reszkè, Eduard basso e Jean tenore, il soprano inglese Margaret Macmityre, il soprano australiano Nellie Melba e gli italiani Cremonini, De Lucia, Caruso, tenori, Scotti e Ancona, baritoni. Era il Gotha dei cantanti del tempo e con alcuni di essi i rapporti furono tutt’altro che occasionali. Con Caruso l’amicizia fu grandissima. E di non minore intensità il sodalizio con la Melba, che nelle sue memorie (Melodies and Memories. The autobiography of Dame Nellie Melba, Londra 1925) ricorda il primo incontro con Tosti.
Ruolo importantissimo infine Tosti giocava per i compositori italiani che giungevano a Londra per rappresentare le loro opere: Puccini, Mascagni, Leoncavallo, per non citare che i maggiori. Di tutti si hanno lettere e citazioni sull’accoglienza riservata da Tosti, e sull’influenza da lui esercitata nell’introdurli e presentarli a Corte. Per non parlare di altri artisti italiani e amici come Gabriele D’Annunzio e Eleonora Duse, che frequentavano assiduamente la casa del musicista a Londra.
Per certo l’insieme delle sue attività, tutte esercitate ai massimi livelli, e la posizione centrale nel cuore della corte britannica, uniti al diffuso successo delle sue composizioni, dettero a Tosti, come già e diversamente rilevato, una grandissima popolarità nell’Inghilterra del tempo. Una popolarità riscontrabile persino nelle trascrizioni per banda militare dei suoi più noti songs inglesi pubblicati anche nei bollettini ufficiali delle Reali Bande Militari, o nelle diffusissime suites per pianoforte solo in ritmi ballabili, o nelle trascrizioni per pianoforte a quattro mani dei suoi maggiori successi. Ma la Prima Guerra Mondiale, con Tosti (morto a Roma il 2 dicembre 1916) porterà via anche il mondo nel quale era stato ineguagliato protagonista: il salotto musicale. Cinematografo e disco, più tardi la radio e più in generale i nuovi costumi di aggregazione sociale e culturale, avrebbero fatto giustizia, spesso sommaria, di quei prodotti ingiustamente ritenuti effimeri e superficiali. Tosti, come tanti altri, in Italia e Inghilterra, fu travolto dalle nuove espressioni musicali e poi dimenticato da una critica, qui come lì, frettolosa in un superficiale giudizio. Ma i tempi cambiano e torniamo ad occuparci, tra l’altro, anche dei prodotti del salotto fine secolo che sembrano pieni di suggestioni, di creatività, di solidità strutturali. E in questa renaissance anche la produzione inglese di Tosti torna di affascinante ed originale interesse.

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