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Finanziamenti DocUp
Obiettivo 2 (2000-2006)
Complemento di Programmazione (CdP):
Asse 3 - Misura 3.4 - Azione 3.4.1
Linea d'intervento:
Musei di 1 e 2 categoria.
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Venerdì 3 settembre 2010, ore 14:44
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| A SONGS OF A LIFE |
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A SONG OF A LIFE: FRANCESCO PAOLO TOSTI
A Song of a Life è il titolo di un song di F.P. Tosti che con lapidaria chiarezza sintetizza la storia umana ed artistica del compositore: una vicenda affascinante e in cui c’è ancora molto da scoprire. Nel destino dei rapporti tra la critica e i musicisti e tra questi e gli interpreti e il pubblico, avvengono strani fenomeni che non sempre sembrano essere riconducibili a logiche conseguenti. Su questa strada prendono cammino le scoperte o riscoperte musicologiche, le rivalutazioni, le edizioni critiche che sono, insieme, il sale affascinante della musicologia.
Sicuramente tra i casi di maggior effetto ed efficacia bisogna ascrivere da qualche anno quello che si è concretizzato attorno alla figura e alla produzione di Francesco Paolo Tosti. Pochi musicisti infatti, da una assoluta disattenzione della critica e da timide e un po’ “complessate” frequentazioni degli interpreti, hanno potuto rigenerare un ruolo da protagonista nella vita musicale e nell'impegno degli studi musicologici. Questo vero e proprio “caso Tosti” è così uno degli eventi più intriganti tra i fatti musicali degli ultimi tempi. La ridefinizione del suo ruolo nella storia della musica italiana tra Ottocento e Novecento, accompagna l’approfondimento musicologico e critico con una sempre più diffusa abitudine esecutiva dei suoi prodotti musicali.
Certo, c’è stato sempre un Tosti nel repertorio di tutti i cantanti, ma per lungo tempo proposto con grande timidezza, con quei complessi, cui si accennava, che rivelavano il timore di proporre qualcosa di grande effetto, ma di stile leggero, un po’ canzonettistico. L’approfondita attenzione critica, che in pochi anni ha determinato la pubblicazione di due volumi biografici e critici per la EDT di Torino (di cui l’ultimo, Il Canto di una vita: F.P. Tosti, è stato successivamente pubblicato in lingua inglese dalla Ashgate di Londra, mentre prossima è la pubblicazione in lingua giapponese) il varo dell’edizione integrale Ricordi delle romanze in 14 volumi, l’edizione completa discografica in 20 CD della Nuova Era, convegni, seminari, mostre in Italia e all'estero, l'apertura, nel 1994, del Museo Musicale d'Abruzzo con un ricchissimo e visitatissimo “Fondo Tosti”, tutto proposto e curato dall’Istituto Nazionale Tostiano di Ortona, ha liberato cantanti e pubblico da ogni perplessità. Il riconoscimento al repertorio tostiano di una valenza strutturale ed estetica senza più le ipoteche di un disattento, se non sfavorevole, giudizio critico, rende finalmente il rapporto con la musica dell’abruzzese libero di una valutazione sincera e d'istinto, oltrechè consapevole. Si realizza così, e non è cosa che avviene sovente, un concreto contributo della musicologia alla musica, anche perché certi pur duri giudizi della critica (Andrea della Corte e Guido Pannain furono ad esempio spietati) sono probabilmente scaturiti da un uso esecutivo spesso dissennato della romanza tostiana. Se infatti ascoltiamo incisioni più o meno vecchie, e non c’è che l’imbarazzo della scelta da Caruso a Pavarotti, non dimenticando nessuno tra i due estremi anagrafici, incontriamo spesso delle interpretazioni davvero discutibili che, con mezzi diversi, stravolgono quel raffinato clima della petite chanson che trova proprio in Tosti uno dei più eleganti frequentatori. È chiaro che l’articolata ridefinizione del musicista e della sua opera, con la conseguente ricchezza pubblicistica in termini musicali e critici, ristabilisce un rigore esecutivo del quale si giovano massimamente le proposte interpretative, a livello concertistico e discografico. In tal modo l'incontro con la romanza tostiana torna a realizzarsi secondo un uso corretto che evidenzia senza più condizionamenti la qualità e il fascino della musica del compositore abruzzese. Peraltro oltre a questa nuova ottica squisitamente musicale, contribuiscono a ridefinire la valenza del personaggio, anche lo studio e la divulgazione della sua avventura biografica, che partì da Ortona, cuore del dolce litorale adriatico abruzzese, il 9 aprile 1846, per concludersi a Roma, all’Hotel Excelsior il 2 dicembre del 1916. Settanta anni esatti vissuti a Napoli, Londra, Milano, Roma come protagonista della vita musicale: al Conservatorio S. Pietro a Majella e poi come illustratore del repertorio napoletano con D’Annunzio e Salvatore di Giacomo, negli stretti rapporti con Casa Ricordi e con i celebri colleghi del suo tempo Verdi, Puccini, Mascagni, Leoncavallo, Boito, alla Corte inglese di Vittoria e Edoardo come insegnante di canto ma soprattutto come organizzatore della vita musicale dei sovrani, insegnante di Margherita di Savoia e animatore dei più esclusivi salotti aristocratici e borghesi di Roma. Tosti visse la sua lunga stagione musicale con grande intelligenza, capacità e raro senso della misura. In un'epoca nella quale il più oscuro maresciallo capomusica di un reggimento di frontiera dava il suo contributo al melodramma, Tosti comprese che al tempo di Verdi, Puccini, Leoncavallo, Mascagni non sarebbe stato intelligente dedicarsi al melodramma per ingrossare le fila dei tanti “minori”. Si applicò invece totalmente al genere discreto ed attualissimo della romanza da salotto nel quale riversò i suoi interessi e le sue qualità di musicista elevando la sua produzione ai massimi livelli, in termini di qualità e quantità, e dandole energia sufficiente a vivere, e oggi vediamo con quali risultati, anche quando il mondo per la quale l'aveva concepita e realizzata sarebbe scomparso. Un aspetto di Tosti non è stato mai sufficientemente preso in considerazione: la sua quotidiana militanza nella vita musicale. Le sue romanze sono il prodotto finale di un'attività esercitata con costante impegno ed intelligente discrezione. Egli fu innanzitutto un grande insegnante di canto e come tale probabilmente l’ultimo esponente della scuola di canto di ascendenza napoletana: trasfondeva nelle sue romanze tutta la sapienza di una tecnica inossidabile che giornalmente esercitava con i professionisti (tutti i grandi che frequentavano le stagioni del Covent Garden tra il 1880 e il 1910 andavano spessissimo a studiare le opere con lui, dalla Melba alla Tetrazzini, da Caruso a Scotti) e con i dilettanti. Era poi un inarrivabile animatore di serate musicali: aveva una elegante voce di tenore leggero, riusciva a cantare e suonare per ore, ad accompagnare il grande cantante o a soddisfare dignitosamente le velleità dell'aristocratica padrona di casa. Con queste originali peculiarità lasciò Roma nel 1875 e andò a fare fortuna a Londra dove era già conosciuto negli ambienti diplomatici che avevano frequentato la giovane capitale italiana. Il compositore venne dopo: delle quasi 400 romanze catalogate, nel 1876, a trent’anni, ne aveva composto una decina. E negli anni ‘80, intorno ai quaranta anni cioè, nel pieno della maturità, che inizia una fitta stagione compositiva, i cui frutti non subiranno mai alterne risultanze estetiche. È probabilmente in questo modo inconsueto di essere musicista che risiede il suo successo in vita e l’indistruttibile valore delle sue romanze. A Londra, anno dopo anno, seppe imporsi un ruolo di grande prestigio nella vita musicale e mondana. Insegnante dei rampolli delle famiglie più aristocratiche, conteso da queste, quella reale in testa, come animatore ed organizzatore delle serate musicali, docente negli istituti più prestigiosi come il Royal College of Music e la Royal Academy of Music, nella quale sarà anche per anni consigliere di amministrazione, attivo come compositore, oltre che per l'italiano Ricordi, anche per l'inglese Chappell e il francese Enoch, Tosti era nei crocevia decisionali della vita musicale inglese. E ben lo sapevano tutti i grandi musicisti italiani che andavano a Londra a curare la messa in scena delle loro opere. Puccini, Mascagni, Leoncavallo gli si rivolgevano per essere introdotti a corte, per avere i contatti che occorrevano, per essere presentati negli ambienti che contavano. Di questo suo particolarissimo ruolo c'è una ricca testimonianza di avvenimenti, aneddoti, lettere, ritagli di giornali. Senza contare lo speciale rapporto con Giulio Ricordi che aveva in Tosti il suo punto di riferimento a Londra. Dal versante della composizione, questa prestigiosa attività gli era utilissima per saggiare la validità delle sue romanze sperimentate con abitudini quasi artigianali nell'insegnamento del canto o nelle esperienze esecutive dei salotti musicali. Ecco che riesaminare l'attività del musicista militante ci aiuta a meglio comprendere il compositore e nello stesso tempo ci offre lo spunto anche per fare delle riflessioni su questo oblio critico che ha penalizzato lungamente Tosti e la sua musica. Nulla di più facile oggi, sulla scorta di quanto abbiamo detto, affermare che la critica ha sbagliato per tanto tempo. La verità, come sempre, è più complessa. Tosti muore nel 1916, nel bel mezzo cioè di quella Grande Guerra che avrebbe spazzato d'un colpo il mondo nel quale il musicista abruzzese si era ritagliato il suo posto. Il disco, il cinematografo, la radio avrebbero peraltro completamente mutato le abitudini degli europei determinando nuovi costumi di aggregazione sociale e conducendo definitivamente al tramonto il salotto musicale. La romanza di Tosti, pur passando agevolmente dal salotto aristocratico e borghese alle sale di concerto e al disco per l'attenzione mai mutata dei cantanti, subì comunque un comprensibile declino artistico ed esecutivo con tutte quelle altre forme che, in un modo o nell'altro, avevano interpretato gli ultimi fasti della vecchia Europa nella Belle Epoque. A questo naturale ed irreversibile fenomeno di effetto internazionale, in Italia si aggiunsero ulteriori elementi. All'indomani della prima Guerra Mondiale e con il tramonto dell'opera come viva forma creativa, i critici e gli intellettuali musicali italiani cercavano di ricostituire una identità musicale al Paese, dopo l'inebriante ma troppo monopolizzatrice avventura ottocentesca del melodramma. I compositori e musicologi cercarono un ritorno alle radici nei fasti strumentali del barocco italiano, propugnando una musica contemporanea più intellettuale, rigorosa, comunque lontana dalle rutilanti esagerazioni dell'Opera. Né bisogna dimenticare quanto fosse indietro il Paese nelle abitudini musicali del repertorio sinfonico, cameristico, corale: pochissimi erano i conservatori, di scarso rilievo gli studi musicologici, in crisi l'editoria musicale. I critici riformatori usarono il piccone, nulla o poco salvando del recente passato musicale. Ora sappiamo quanto fossero in errore, ma possiamo comprendere significati e motivazioni di quelle scelte. Oggi abbiamo il necessario distacco per rileggere tutto quel periodo con attenzione, e con sorpresa ci accorgiamo che non era tutto da buttar via. C’è da credere infatti che il “caso Tosti” sia primo tra altre avventure di riscoperta musicologica nel “liberty” musicale italiano. Certo la sua figura è particolare e probabilmente unica, ma il genere che egli trattò, la “romanza”, ebbe numerosissimi autori fedeli tra i compositori italiani che pure hanno lasciato pagine importanti. È questo un capitolo della storia della musica italiana tutto da scrivere. Partendo da Tosti, perché no?
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